Ho visto il film d'animazione francese La Piccola Amélie.
Solitamente includo nel mio resoconto mensile solo le produzioni asiatiche ma questa volta faccio un'eccezione perché il film è interamente ambientato in Giappone.
Ambientato in una provincia del Kansai alla fine degli anni '60, vede la vita di una famiglia belga trasferitasi in Giappone nel secondo dopoguerra.
Il nucleo familiare è composto da mamma, papà e due bambini, fino a quando non arriva la terza bimba: Amèlie.
La nuova arrivata si mostra subito problematica perché non reagisce agli stimoli esterni e nella sua ottica in infante crede di essere Dio. Quando finalmente sembra essere tornata alla realtà, i problemi si moltiplicano perché si accetta per quello che è (ovvero una bimba) e non fa altro che piangere e reagire in modo violento. Solo grazie a sua nonna e ad una tata giapponese riesce a ritrovare se stessa e sentirsi compresa.
Il film è un incantevole tripudio di colori con disegni delicati e gradevoli.
Personalmente non ho troppo amato la bimba protagonista (nonostante sia il fulcro della continua scoperta di emozioni e del mondo) ma nell'insieme la trama è bellissima e i riferimenti alla guerra racchiusi nel cuore degli adulti sono profondi e toccanti.
*
Sono riuscita a vedere anche il film giapponese Rental Family.
Phillip è un attore americano che vive a Tokyo da 7 anni ma, a parte qualche ingaggio iniziale, non riesce più a trovare lavoro.
Un giorno gli viene proposto di lavorare per l'agenzia Rental Family che si occupa di fornire attori a noleggio che possano interpretare ruoli nella vita delle persone come ad esempio parenti, fidanzati, amici o anche solo partecipanti a matrimoni o funerali.
Nonostante Philip sia titubante nell'interpretare ruoli così strettamente personali nella vita della gente, decide di accettare ritrovandosi ad essere uno sposo, un giornalista, un padre. Quello che inizialmente gli appariva come una crudele menzogna inizia ad assumere un nuovo significato.
Avevo già sentito parlare di questo ruolo di figuranti in Giappone e vederne un film interamente dedicato mi ha molto incuriosita.
Come si cerca di spiegare nel lungometraggio, la cultura giapponese non è semplice da spiegare o comprendere; ci sono radici estremamente profonde e un modo di agire talmente discreto da sembrare assolutamente incomprensibile a culture come la nostra.
Personalmente preferisco la schiettezza e sono sempre rimasta basita dalle mille cose non dette nei film o manga giapponesi dove i problemi vengono sempre creati da una riservatezza che non potrò mai cogliere appieno.
In effetti questo modo di agire porterà inevitabilmente a delle conseguenze perché Phillip faticherà molto nell'evitare un coinvolgimento emotivo e gradualmente la trama ci porterà verso l'amara constatazione che vede ogni uomo solo nei suoi dispiaceri, nelle sue convinzioni, nei suoi dolori e che non bisogna necessariamente essere un figurante per recitare il proprio ruolo nel mondo.
*
Le immagini che vedete in questo post potrebbero essere coperte da copyright e sono pubblicate a puro scopo illustrativo... ^^'''















Nessun commento:
Posta un commento